Cosa sappiamo sulla crisi delle materie prime

Più di due anni di pandemia avevano già inferto un duro colpo alla situazione dell'approvvigionamento delle materie prime. Ma poi è arrivata la guerra a scombinare i piani di imprenditori, aziende e consumatori. Ecco quello che sappiamo ad oggi, piccole certezze in una situazione in continuo mutamento.




Un blocco della produzione di due anni, che fa fatica a ripartire, coinvolgendo settori quali automotive, elettronica di consumo, industria e agricoltura.

E ora la difficoltà nel reperire materie da destinare al settore agroalimentare ed energetico. La maledizione non sembra finire. Cosa ci si prospetta davanti?


Fare scorta

All'inizio del 2022 sembrava tutto chiaro.

Le aziende, rimaste appese ad un filo per più di due anni, ritornavano a respirare. Le più fortunate aumentavano la produzione, si preparavano ad un boom che le rimettesse in pari con lo stato pre-pandemico e, nel migliore dei casi, le lanciassero di nuovo verso una fruttuosa crescita.


Ma presto si è dovuto fare i conti con una realtà innegabile. I Paesi produttori di materie prime, e di componentistica, erano stati colpiti dal Covid in maniera pesante e cercavano in tutti i modi di tornare ai livelli produttivi precedenti, con scarsi risultati. Carta, plastica, legname, microchip.

L’importazione da parte della Cina di semiconduttori, fondamentali per la vita di ogni dispositivo elettronico, ha visto nel 2021 una vera impennata, raggiungendo i 432 miliardi di dollari. E poi rame, acciaio, ferro. Non vi era giacenza sufficiente, né approvvigionamento che riuscisse a sanare la richiesta sempre in aumento.

Le conseguenze? Logistica in tilt, aumento esponenziale dei prezzi, una corsa sempre più affannata per soddisfare gli ordini e mantenere le tempistiche di consegna programmate. Alla fine del 2021 il prezzo del cotone aveva registrato un incremento del 104% rispetto allo stesso periodo del 2020, la carta aveva raggiunto Un incremento del 70%. Fanno pensare le immagini diffuse recentemente inoltre, delle navi cargo ferme fuori dai porti cinesi in attesa di poter caricare le merci, ma impossibilitate ad entrare a causa del nuovo dilagare pandemico che ha dato vita ad un nuovo, strettissimo lock down proprio in Cina.

E quando si pensava che ormai il peggio fosse passato, la pandemia ha lasciato spazio ad altro.


Il conflitto

La pandemia aveva aperto la strada ad un progressivo processo di de-globalizzazione che aveva visto cambiare repentinamente gli equilibri e le dinamiche geopolitiche a cui eravamo abituati. Il diffondersi graduale di una modalità di sopravvivenza, spinge i player della logistica e dell'industria internazionale a prendere decisioni dalle conseguenze incerte, a causa dello stato di grande incertezza e dell'impossibilità di fare previsioni realistiche.

Oltre al blocco delle produzioni in zone strategiche, come per esempio quella di grano, orzo e mais in Ucraina, pesano anche le sanzioni imposte alla Russia, che vincolano una serie di operazioni di fornitura, con un conseguente, enorme aumento dei prezzi. Dopo l'invasione russa il London Metals Exchange ha bloccato le quotazioni del nichel, i prezzi del petrolio sono andati alle stelle e il grano è aumentato di oltre il 60%. Russia e Ucraina forniscono oltre il 25% del grano mondiale. Tuttavia, con Kiev che ha già inviato due terzi delle esportazioni previste entro novembre dello scorso anno, l’impatto a breve termine dovrebbe essere limitato anche se rimangono forti preoccupazioni per la prossima stagione e l’impatto che una guerra prolungata avrà sulla disponibilità di braccianti agricoli.


Le materie prime

Il grano, nello specifico, è una delle riserve alimentari più importanti del mondo, mentre l’altra è il riso. Entrambe queste materie sono alla base del sostentamento delle popolazioni delle economie emergenti, che piegate dall’aumento dei tassi d’interesse della Federal Reserve, sono coinvolte in un significativo aumento dei costi di servizio del debito.


L a Russia produce il 20% del nichel di classe 1, estremamente puro e fondamentale per la produzione di acciaio inossidabile e di batterie elettriche. L'impennata dei prezzi e il suo difficile reperimento lo hanno reso ormai un bene raro, come il Palladio, elemento utilizzato nel settore automotive ed elettronico, ma non solo. La Russia inoltre fornisce l'Europa con gas naturale e ovviamente petrolio.

L'andamento del conflitto e le sanzioni hanno messo a dura prova le forniture con conseguenti picchi nei costi con conseguente rincaro dei prezzi in settori come trasporti, raffinerie e industria.


Cosa ci aspetta

Uno studio di Cerved sulle previsioni delle conseguenze degli avvenimenti recenti, lascia perplessi proprio per lo stato di grande incertezza.

Certo potrebbe andare in modo mediamente positivo, con un conflitto che si risolve entro l'estate, il proseguire delle campagne vaccinali globali con conseguente ritorno alla normalità, un costante, lento aumento dei PIL e un rientro progressivo delle sanzioni verso la Russia.

Nel peggiore dei casi però, dallo studio si evince che se il conflitto dovesse perdurare, proiettando conseguenze addirittura nel 2023, assisteremmo ad un aumento costante dei costi delle materie prime. Parte della causa sta nella non risoluzione dell'approvvigionamento di materie prime e in una de-globalizzazione in aumento con politiche monetarie nazionali protettive e di restrizioni.


Il fondo monetario internazionale, nel suo rapporto World economic outlook rappresenta il conflitto come un sistema di onde sismiche, veicolate dalla globalizzazione, che si abbatteranno con maggiore potenza proprio sulle economie in crescita, le stesse produttrici di tante delle materie prime di cui beneficiamo anche noi, che presto non potranno più pagare i debiti intrapresi per affrontare la crisi pandemica. L'impatto sarà lento, ma si abbatterà sulle economie importatrici come una scure, con conseguenze decennali. Economie come lo Sri Lanka, l'Egitto e la Tunisia, che sembrano geograficamente lontane dal conflitto, potrebbero essere le prime a pagare le spese della paura della banca mondiale di un effetto domino che riguarderà le singole insolvenze statali. Una crisi economica che parte dall'interno, ma che potrebbe dilagare a macchia d'olio a causa dell'aumento dei prezzi delle importazioni da questi Paesi.


Tutto, in questo momento, è in divenire.


Ed è di fondamentale aiuto, una volta consapevoli della trasformazione in atto, essere proattivi e anticipare le conseguenze con saggezza. Riflettere sulla condizione della propria situazione produttiva, e agire d'anticipo, investendo in retrofit, implementazione e crescita. In questo momento tutto è ancora possibile, ma il rischio di restare indietro esiste. L'upgrade delle proprie attrezzature e della propria strategia premierà i player più lungimiranti che hanno scelto l'implementazione anche in un momento di crisi. Come diceva Ken Poirot "Right now is the best time to create your tomorrow."